Ci sono molti modi per rilassarsi. Uno di questi è la lettura. Non dei giornali. Ma di qualcosa che è stato pubblicato negli ultimi anni, ma che è ancora di grande attualità (almeno secondo noi). Il primo è di Rita G. McGrath “La fine del vantaggio competitivo” (Feltrinelli, Mi 2019). Dopo che nel 1985 Porter aveva pubblicato il suo lavoro (Vantaggio Competitivo) tutti i consulenti o pseudo tali di strategia aziendale avevano sottolineato l’assoluta necessità per le imprese di ricercare e puntare su uno specifico vantaggio competitivo. Rita G. McGrath suggerisce una lettura molto più sfidante: i vantaggi competitivi durevoli e difendibili nel tempo non esistono più. Ci sono vantaggi che hanno una durata limitata nel tempo, dopodiché vengono o imitati o superati. Questo implica capacità di trovare con continuità nuove idee. Bisogna prepararsi con rapidità a sostituire le passate soluzioni di successo con qualcosa di diverso. Il confronto strategico diventa sempre più impegnativo.

Per dare ulteriori spunti di riflessione oltre al libro si suggerisce, su youtube, un video di McGrath a questo link. Il secondo libro è di Massimo Folador. Il mondo universitario è bello poiché all’improvviso, quando sembra che non ci sia più niente di nuovo, incontri un collega che ti offre una visuale nuova per quello che hai approfondito in tanti anni di ricerca. Ero arrivato a cogliere l’importanza per gli studi di management degli ordini religiosi quando, in gioventù le mie frequentazioni con l’Unione industriali Umbra, mi portarono spesso ad Assisi. San Francesco aveva sempre avuto per me un fascino particolare con la sua capacità di cambiare drasticamente la “mission” della sua vita e, come suggerisce anche lo storico Barbero, di fondare, suo malgrado, la prima multinazionale tascabile della storia. Avevo pensato di organizzare un ciclo di seminari per imprenditori che facesse il verso ad un lavoro del sociologo Domenico De Masi sui gruppi creativi: “l’emozione e la regola”. Ma poi non se ne fece nulla.

Trentacinque anni dopo mi sono imbattuto in Liuc-Università Cattaneo in Folador e il suo “L’organizzazione perfetta” (Guerini, Mi 2006). Cambia l’ordine ecclesiale, questa volta sono i benedettini possibili suggeritori di soluzioni strategico-organizzative. E così la ricchezza di insegnamenti rimane intatta. Può sembrare strano ma in quell’ora et labora benedettino sono racchiusi molti suggerimenti di cui potremmo appropiarci in positivo soprattutto nella nostra vita lavorativa.

Il terzo ed ultimo contributo è di Clayton Christensen. Questo studioso dell’Hbs, autore di suggerimenti indimenticabili come il Dna dell’innovatore, il concetto di disruptive innovation e quello di “jobs to be done”. Nel suo “Fare i conti con la vita” (Rizzoli, Mi) Clayton indica a tutti noi i valori che debbono guidare la nostra vita professionale: non sono la ricerca del successo e della carriera, ma saper trovare un equilibrio tra lavoro e famiglia. E questo equilibrio va ricercato per ognuna delle nostre tre risorse scarse: tempo, energia e talento. Sottolinea Christensen: “Le persone che sono spinte a eccellere hanno una propensione inconscia a non investire abbastanza nelle proprie famiglie e a sovrastimare le proprie carriere. Questo avviene anche se pensano che delle relazioni intime e amorevoli con i propri familiari siano la più potente e durevole fonte di felicità”.

Da leggere!!!

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Foto di StockSnap da Pixabay