Mai come oggi è interessante ricordare questa frase di Seneca: “se non puoi cambiare il vento ricordati che puoi orientare le vele”. La pandemia ci ha riportato con crudezza a questa realtà. Ebbene forse si può indicare che è la sostenibilità il vento nuovo che sta soffiando. I più attenti lo hanno già individuato, ma con il Covid aumenterà di intensità fino a diventare un nuovo maestrale. In cosa consiste la sostenibilità è facile a dirsi: è sostenibile a livello economico quella combinazione prodotti/servizi che soddisfa oltre le normali esigenze di economicità anche la salvaguardia dell’ambiente naturale e il rispetto delle richieste che provengono dal territorio e dalla comunità e fra queste quelle di salvaguardia della salute pubblica, ma non solo. Così la sanificazione non ha rappresentato nel breve una grande opportunità, ma la depurazione dell’aria negli appartamenti ritornerà di prepotenza con il sopraggiungere dei primi freddi, con gli ambienti nei quali realizzare un ricambio d’aria. Questo è ad esempio il vero problema di aerei e treni, in pandemia ancora poco utilizzati. Non so se avete notato un aumento del traffico su gomma, con una crescita degli incidenti dovuta a gente che in passato usava poco l’auto.

Come sempre, nel business dove si trovano delle minacce si celano anche grandi opportunità. Ma queste non sono rappresentate dal mettersi a vendere mascherine. Queste, insieme al gel, vanno regalate ai vostri clienti, magari personalizzate con il nome dell’azienda, per far sì che proprio loro siano i primi a farvi pubblicità. Ovviamente, queste azioni a novembre 2020 sono un déjà vu e quindi quando così fan tutti non fanno più colpo, anzi si fa la figura di chi ha dormito sonni profondi. La situazione che si è creata significherà avere prodotti e offrire servizi che siano a basso impatto ambientale e socialmente in grado si soddisfare le esigenze di ben-essere dei clienti, con ricadute anche sulla collettività. Questa è quella che mi piace chiamare la “nuova normalità”. Che dire poi del prossimo oro nero che sarà trasparente: l’acqua. I risparmi idrici diventeranno indilazionabili e costeranno cari se non realizzati. Che dire poi della purezza dell’acqua. Chi si occupa di water management avrà il suo da fare. Ma anche nel packaging dei prodotti ci sarà parecchio da fare, per sostituire imballi in plastica o polistirolo. E voi con quale imballo consegnerete ai clienti? Utilizzate già materiali facilmente smaltibili o forse meglio, nell’economia circolare, riciclabili? Attenzione saranno questi quelli che prenderanno forzatamente la scena (un po’ come i sacchetti da tempo non più in plastica dei super). Non dimentichiamoci dei trasporti e della logistica: anche qui c’è ancora parecchio da fare. Al momento è quasi tutto su gomma, ma quanto durerà? Dobbiamo abbattere le emissioni di CO2. Non ce lo dice solo Kyoto, ma l’accordo siglato a livello di Unione Europea che prevedeva entro il 2020 (mi sembra che forse ci siamo) una riduzione del 20% delle emissioni di CO2 rispetto al 1990.

In tutto questo volete sapere dove sta la sorpresa: l’Italia si è trovata al 2020 dove nonostante tutto, forse una delle prime volte, ha rispettato una direttiva dell’Unione Europea. Sorpresa ancora più grossa, ma si guardano bene dal dirlo nei vari terrificanti e pietosi Talk show televisivi: l’Italia è uno dei pochi Paesi UE che ha rispettato l’impegno. Inoltre, si dormono sonni profondi: sulla sostenibilità eravamo già stati ammoniti, nel 2015, da Papa Francesco con la sua enciclica “Laudato si’”, che sicuramente avete letto tutti attentamente. Buon lavoro dunque e non dimenticate di cercare di capire in che direzione tirerà il vento.

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