Sono sempre alla ricerca di evidenze empiriche che aiutino a presentare e a far percepire la validità di alcune idee teoriche. Per la Balanced Scorecard, strumento da sempre suggerito ai fini di migliorare l’efficacia della “strategy execution” (“attuazione della strategia”), sono disponibili ormai numerose evidenze empiriche. Non è un caso che ci siano numerose aziende in grado di dimostrare gli effetti positivi della Balanced Scorecard nel determinare un miglioramento del loro posizionamento strategico. Così, a livello globale The Palladium Group, la società che ha affiancato Kaplan e Norton nella diffusione della Bsc, ha annualmente redatto, a partire dal 2000, una sorta di classifica delle imprese “Hall of Fame”. Tali sono quelle che hanno migliorato l’efficacia della loro “strategy execution” grazie alla Balanced Scorecard e di conseguenza anche i loro risultati eco-fin. Come si può notare nell’immagine sottostante le imprese, che hanno fatto quest’esperienza positiva, sono ormai numerose.

È emblematico che sia così. All’estero l’applicazione della Bsc è ormai estesa anche alle organizzazioni culturali, come Università, musei e biblioteche e alle apparentemente più semplici società sportive. Sono passati 25 anni dalla prima pubblicazione dedicata allo strumento (Kaplan e Norton, Balanced Scorecard, Translating Strategy into Action, Harvard Business School Press, Boston, 1996) e la promessa contenuta nel sottotitolo del libro si è rivelata concreta. Così, attraverso le successive applicazioni, si è scoperto che la Bsc era una metodologia più che un mero strumento. Gli stessi Kaplan e Norton nel loro ultimo contributo Execution Premium (Boston 2008) ne danno ampia evidenziazione (vedi l’immagine Palladium Execution Premium Process, con i 6 steps che lo caratterizzano).

Tutto ciò posto, il fatto che in Italia una ricerca Liuc del 2004 mettesse in evidenza la scarsa diffusione di quest’approccio solleva alcune perplessità. Viene da chiedersi se questa situazione sia da imputare ad una “non conoscenza” dello strumento o ad una sua appurata scarsa utilità. È forse prematuro cercare delle risposte definitive, posto che ciò è avvenuto in passato per il budget e sta avvenendo anche per altre soluzioni/strumenti di management.

Molto ci sarà ancora da scrivere. Tuttavia, rimane ancora valida un’agenda per la Bsc stilata nel 2005 con due colleghi: Sefano Baraldi al quale si deve la diffusione nel sistema socio-sanitario italiano e a Fabrizio Bocci (Balanced Scorecard un’agenda per il futuro, in Controllo di gestione n.3-2005). Inoltre, le evidenze empiriche sempre più numerose, anche in Italia, ci aiutano a sperare che tra gli strumenti di pianificazione più che il piano aziendale (strategico o industriale) si diffonda la Balanced Scorecard. Magari nella sua versione Sustainable, una recente soluzione che merita un nostro prossimo approfondimento. Certo il fatto che le persone, sulla base di queste evidenze, percepiscano quanto l’approccio sia costruttivo e formativo è una speranza, ma non ci conto.

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