“L’uomo che fa molto sbaglia molto;
l’uomo che fa poco sbaglia poco;
l’uomo che non fa niente non
sbaglia mai; ma non è un uomo”. [Confucio]

Forse oggi siamo più consapevoli che non è così. Abbiamo sotto gli occhi molte situazioni. Ne è una dimostrazione lo stesso stato di degrado dello Stato italiano dal sistema politico alla magistratura e, in generale, a una pubblica amministrazione burocratizzata e dalle strutture diventate ciclopiche. La parola cambiamento in questi ambiti è evocata come necessaria, ma poi non se ne fa nulla. È emblematico che in situazioni anche così complesse sia difficile che qualcuno faccia, anche perché si rischia di venire accusati di fare le cose sbagliate: comunque faccia, sbaglio. E si arriva così, più o meno rapidamente al chi “non fa non sbaglia”.

Per capire alcune cose che nel nostro Paese si sarebbero potute fare e non sono state fatte basta leggere alcuni libri di Giulio Sapelli. Tra gli ultimi, due sono davvero emblematici: “2020 Pandemia e resurrezione” e “Vento dal Sud”, un dialogo tra lui, Pasqualino Monti e Bruno Dardani. Il primo libro ci consente di interpretare come la pandemia possa essere stata dall’impatto positivo sulla capacità di “non azione” di certe istituzioni o di incredibile diluizione nel tempo delle nostre azioni, facilitando con il digitale il superamento di molte procedure per anni valutate non scalfibili. Da qui il saggio iniziale di Giuseppe De Lucia Lumeno: “Pandemia e Trasformazione” e quello finale di Alessandro Mangia “L’emergenza e le tre Grandi Cesure” del nostro Paese: la prima “sosta” da considerare è quella generata dalla pandemia con le sue emergenze e con una riorganizzazione delle forme di lavoro, cui seguirà “una forte riorganizzazione sociale, per linee che, al momento, non siamo in grado nemmeno di intravvedere” (pag. 95); le seconda grande cesura è quella che si è prodotta con il “commissariamento finanziario della Repubblica” e siamo nel 2011; la terza “pausa” è rappresentata da un progetto europeo che di cui rimane, complice anche la Brexit, l’area franco-tedesca.

Ci sono poi le pagine di Giulio Sapelli, che muovono dalle parole di San Paolo (Lettera ai Romani, Cap. 8), per sottolineare che è la speranza che può salvarci. Ed è oggetto di speranza solo ciò che non si è mai visto. Tra queste cose non viste c’è sicuramente il post-pandemia, con le molte incognite e l’aggravante di una situazione inattesa: “individualisti, che credevano nella gerarchia e professavano l’ordine sociale e persone isolate e ribelli che lottavano per la distruzione sociale” (pag.75) in Italia si sono amalgamati. Questo anche per il disaggregarsi “dei partiti interclassisti di massa e l’emergere dei partiti pluripersonalistici con cacicchi a geometrie variabili e a fortissime influenza esterne” (pag.76). Sembra tutto confluire verso un’area geografica. Questo è quanto ci sembra indicato anche da Maggia quando nel suo saggio scrive: ”Sono anni, questi, che sono finiti nel Mediterraneo” (pag.115). Ed è da qui che spireranno (si spera) nuovi venti. La collocazione geografica del nostro mare è “strategica” per i commerci che arrivano dall’oriente, grazie anche al rivalutato canale di Suez. Si vanno riconfigurando le antiche “vie della seta”, che da Venezia (oggi potrebbe essere Trieste) erano state tracciate e venivano percorse.

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