Purtroppo ogni tanto l’uomo non è capace di non far soffiare “venti di guerra”. È più forte di noi. Nonostante questi eventi ricorrenti pochi studiosi di management hanno affrontato il tema della gestione d’impresa in “war time”. O ritenevano altamente improbabili questi scenari o ritenevano superfluo cimentarsi su questi argomenti. La guerra travolge le piccole scelte quotidiane per vendere e produrre beni e servizi. Ma non è così.

La guerra ci ricorda invece cosa significa formulare una strategia e l’importanza della pianificazione per dare attuazione a tale strategia. Ci vengono in mente le 5 attività che è opportuno vengano svolte da chi fa management e si capisce quanto azzeccata fosse stata l’intuizione di Henry Fayol (1916). Dopo aver pianificato, si tratta di organizzare le risorse e guidare con scelte efficaci l’attuazione del piano. A questo punto c’è comunque la fase delicata dell’esecuzione che dipende dal comportamento di tutte le persone coinvolte nella gestione. Chiude il circuito la fase di controllo, che consente di verificare nel durante il punto in cui ci si trova rispetto a quanto pianificato, ma soprattutto rispetto agli obiettivi e alla strategia che ci si era prefissati di perseguire (Scopri il programma “Reinventare il management”: 5 webinar elaborati per ripensare queste 5 attività).

Figura 1 – Le 5 attività caratterizzanti il management process

La conseguenza di vivere “tempi di guerra” è che solo alcuni settori migliorano i fatturati e la loro redditività: le imprese produttrici delle armi e di prodotti collegati agli eventi bellici (ad esempio le telecomunicazioni via satellite). Per gli altri settori ci sono situazioni di stagnazione o di crescita molto contenuta. Così l’aumento del Pil che ci si aspettava nel 2022 probabilmente svanirà nel nulla (Tabella 1). La Commissione Europea aveva già rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’economia italiana per il 2022: come si legge nelle previsioni d’inverno, il Pil era previsto in discesa dal +4,3 al 4,1%. A pesare sulla ripresa erano gli aumenti del costo dell’energia e i problemi della supply chain in un Paese come l’Italia con poche materie prime. In questo quadro giocava un ruolo già molto importante il calo nella fiducia dei consumatori che era in ripresa dopo che si “erano prese le misure” sulla pandemia, sulla sua continuità nel tempo e suoi principali effetti sull’economia. Si iniziava a parlare di endemia, “situazione in cui un virus manifesta un tale livello di diffusione da essere considerato come stabilmente presente tra la popolazione, esattamente come l’influenza o il raffreddore” (fonte: Nurse.it).

Tabella 1 – Fonte Innovation Post (Febbraio 2022)

Certo il conflitto Russia-Ucraina Putin ci costringerà ad un ulteriore revisione del Pil. Questa revisione sarà tanto maggiore quanto più durerà il conflitto e con esso i suoi impatti anche sociali (effetto profughi di guerra, tutto da capire). Così, nel marzo 2022, non ci resta che affermare tristemente: bye bye Pil.

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