Ognuno di noi nella sua vita trova uno o più “compagni di viaggio”. Sono quelle persone che nel lavoro o fuori dal lavoro ti sono con continuità vicine. Tra queste, per me, c’è stata Laura Bini di Scuola Coop. Ricordo ancora quando nei primi anni Ottanta a Montelupo Fiorentino (vicino a Vinci), si trovò il contesto leonardiano per proporre anche qualche prima innovazione. La giornata di formazione si intitolava: “La valutazione degli investimenti: vino nuovo in botti vecchie…” e il messaggio di fondo era: per la valutazione degli investimenti a contenuto in tutto o in parte intangibile i tradizionali criteri di valutazione non sono sufficienti. Payback period, IRR e NPV è opportuno che vengano integrati con un apprezzamento dell’investimento nei suoi impatti sul piano strategico-organizzativo. È opportuno predisporre una check-list di variabili sulle quali l’investimento che deve essere valutato impatta. Lavorando con Lei, c’è stato l’interesse suscitato dalla proposta di temi sempre di estrema attualità per l’area pianificazione e controllo del sistema cooperativo. In questo siamo stati sempre avanti nelle proposte. Siamo partiti da azioni operative come la revisione del sistema budgetario, per evitare che il budget morisse, a passare a riflessioni strategiche sulla Balanced Scorecard e sull’Integrated Report. Ma oltre questi aspetti di contenuto, ci sono stati tre insegnamenti “ingombranti” che Laura Bini, apparentemente così gracile, mi ha impartito. Sono “ingombranti” poiché una volta appresi non ho più potuto dimenticarli.

In primis, mi ha insegnato che la formazione può essere stimolo e poi supporto all’innovazione. Bisogna però darsi contenuti puntuali. Inoltre, l’innovazione è cambiamento e quindi richiede “una massa critica”. Ecco che con la formazione si fa “squadra” ed anche in questo è funzionale all’innovazione. In secondo luogo, si impara sempre dagli altri. Meglio se sono anche diversi da me. In molte giornate trascorse con Laura nelle aule di Scuola Coop abbiamo inserito testimonianze di persone che nella prassi avevano lavorato o stavano innovando gli strumenti o cambiando i processi gestionali. Da ultimo, ma non per ultimo, c’è il Suo costante rischiamo ai classici e all’umanesimo, così spontaneo e facile per Lei filologa. C’è tanta cultura anche nel management. Non è solo pratica. Così con queste parole nel 2013 Laura apriva un percorso di 7 incontri sempre con i Responsabili dell’area pianificazione e controllo del sistema cooperativo: “Vecchie reminiscenze, che innestano dubbi sul nostro modo di procedere quando, considerato che mai prima d’ora pianificare e controllare è stato così strategicamente rilevante, chiediamo insistentemente all’Accademia nuovi strumenti e, da non poco tempo, l’Accademia ci riconsegna, rinfrescati dalla dottrina, gli stessi strumenti…Vecchie reminiscenze e dubbi provvidenziali, generatori di un quesito assai impegnativo: ma il nuovo non nascerà dall’inverare il nostro operato nelle idee prodotte dall’Accademia e dall’incertare le idee dell’Accademia nel nostro operato? Una scienza nuova, ecco ciò che occorre, e un nuovo percorso per fondarla: con l’Accademia e con le nostre risorse interne”.

Vorrei lasciare queste Sue parole sottolineando le riflessioni, che le affermazioni di Giovan Battista Vico da Lei richiamate, suscitano: “Incertare il vero e inverare il certo”. È proprio il costante riferimento ai fatti e alle prassi aziendali concrete, ciò che aiuta a muoverci verso una Scienza nuova. Quando una persona dà così tanto, diventa per molti una persona indimenticabile.