In primo luogo, precisiamo che crescita e sviluppo nel nostro sistema di pensiero descrivono due situazioni: la crescita è un incremento in termini meramente quantitativi, mentre lo sviluppo è una crescita che è una crescita non solo quantitativa, ma anche qualitativa. Come evidenziava già Russell Ackoff: “Crescita e sviluppo non sono la stessa cosa. Nessuno dei due è necessario all’altro. Un cumulo di immondizia può crescere ma non svilupparsi. Gli artisti possono svilupparsi senza crescere. Ciò nonostante, molti manager pensano che lo sviluppo sia crescita” e dopo poche righe precisa:
“Lo sviluppo è un aumento in capacità e competenza. Sviluppare individui e imprese è più una questione di apprendimento che una questione economica (Ackoff, Management a piccole dosi, Franco Angeli, 1988).

In secondo luogo, proprio per quello che si è precisato, è più facile misurare la crescita, mentre è molto più difficile capire se questa si stia abbinando anche ad uno sviluppo. Lo sviluppo ha elementi qualitativi e non è facile da misurare. Basti pensare ad un rilevante investimento in Formazione effettuato da un’impresa. Mentre si può quantificare quanto si spende per realizzarlo, è più difficile capire quale sia il contributo di questo investimento nello sviluppo di un’impresa o di quanto si sia innalzato il “livello tecnico” della squadra, il vero sviluppo.

Comunque, anche considerando queste difficoltà oggettive, per misurare la crescita meglio della  Ricavi %, a cui spesso semplicisticamente si fa riferimento, è molto meglio ricorrere al  del Capitale Investito %. Quest’ultima variazione è quella più completa per la crescita osservando quanto viene evidenziato dai bilanci: il growth rate %. Per utilizzare questa variazione nella prassi, dato l’andamento spesso erratico da un anno all’altro degli investimenti evidenziati in bilancio, suggerisce di utilizzare una misura che medi gli andamenti, catturando più anni: si tratta del Capital Average Growth Rate (C.A.G.R.%):  Average Growth rate. Il calcolo di questo indicatore è semplice: basta prendere una serie storica (da 3 a 5 anni) di  del Capitale Investito %, farne la sommatoria e, per ottenere una media matematica, divedere per il numero degli anni considerati.

Purtroppo, anche il Cagr % ha dei limiti se calcolato su dati di bilanci nei quali per scelta non si è dato evidenza agli Assets Intangibili. Ma da dove nasce la crescita? Da una corretta interpretazione di quello che desiderano veramente i clienti che non è legato solo alle loro generiche esigenze, come spesso si legge e si sente dire. Ciò che conta è ciò che i clienti cercano di avere a disposizione in una determinata situazione, per risolvere quella determinata situazione. The real growth rate sembra nascere da un processo di analisi ed apprendimento da attivare con riferimento ad corretta comprensione del perché i clienti vogliono determinati prodotti e servizi. Quale soluzione stanno cercando. In questo senso è necessario individuare il “job to be done”. La domanda corretta da porre ai nostri clienti è: How Can I help you?

e poi se non c’è ancora il prodotto/servizio giusto, inventarlo, facendo innovazione. Per cogliere tutti questi aspetti hard e soft del Growth rate si può iniziare con il qui indicato link di una interessante e piacevole lezione di Clayton Christensen (tenuta nel 2016 in Google per le persone dell’azienda) che ci può aiutare a capire.

Buona visione e vi auguro di catturare grazie al Clayton pensiero, quello che spesso è l’”attino fuggente” nella comprensione dei clienti.

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