Per quanto nel 2015 il film Jurassic World mi avesse spaventato, provo molti più timori nell’avvicinarmi al Digital World, il parco tematico che le aziende del virtuale ci stanno preparando. Così, per fortuna ed in proposito anche nell’editoria italiana qualcuno ci sta offrendo degli spunti di riflessione. Si propongono quattro libri.

Il primo da leggere è “Competenze e formazione 4.0” dove gli autori, A. Pasquarella e L. Garozzo, ci accompagnano in un viaggio che segna la necessaria evoluzione delle nostre competenze se vorremo operare con efficacia nel nuovo contesto digitale.

Si scoprono così le innumerevoli relazioni che connettono e caratterizzano la Platform Society e che ci spingono a parlare di Connective World. È in questa direzione che ci spingono José van Dijck, Thomas Poell e Martijn de Waal (Guerini, Milano 2019), dove partono bene e concludono ancor meglio. Partono bene poiché rimettono insieme tasselli e termini di cui non sempre si è fatto uso corretto (Capitolo Primo: Platform Society: un concetto controverso) e forse si è fatto abuso. Si pensi ai termini: Sharing economy, gig economy e disruptive innovations. Scrivono i tre autori: “L’affermazione delle piattaforme digitali è salutata come driver del progresso economico e dell’innovazione tecnologica” (pag. 23, Milano 2019), ma…. Per capire il lato oscuro delle tecnologie digitali bisogna analizzarne le probabili possibili ulteriori applicazioni per coglierne le positività. Così questi tre studiosi, capitolo per capitolo, ci prendono per mano e ci danno spunti sulle sue possibili applicazioni dal trasporto urbano, alla sanità e alla ricerca sulla salute, all’istruzione per concludere con due riflessioni: la prima come creare e gestire una platform society responsabile; la seconda per tentare una sintesi delineando i tratti di una geopolitica caratterizzata da diverse Platform societies.

Figura 1 – Come sarà il Platform World. Forse non era poi così male neanche il Jurassic World (ma sono di parte poiché arrivo dal “jurassico”)

Ma non mancano riflessioni da fare sulla Blockchain sino all’affermarsi anche di un’impresa Blockchain. Questa è la visione che Nicola Attico ci propone dopo il precedente saggio iniziale “Blockchain. Guida all’ecosistema” (Guerini, Mi 2018). Le contaminazioni dell’autore con i due ambienti frequentati, Università di Pisa e Massachusetts Insitute of Technology, sembrerebbero stimolanti e da approfondire. “Enterprise Blockchain. Legaltech e altri strumenti per professionisti e imprese” offre una visione ampia nelle sue implicazioni anche in termini di giurisprudenza a cui fare riferimento.

Da ultimo, è opportuno cercare di capire come e perché i social media debbano essere studiati. Hanno infatti dimostrato di essere in grado di modificare gli andamenti delle campagne elettorali, di generare situazioni inattese sia a livello politico che di gestione della salute pubblica come è avvenuto e sta ancora avvenendo nella pandemia che stiamo vivendo. Questo è quanto ci propone con una lettura originale del fenomeno Sinan Aral, docente del Massachusetts Insitute of Technology (Mit) di Boston che propone l’utilizzo del termine Hype Machine. D’altra parte l’Mit in questi ultimi anni e su queste tecnologie sta diventando un punto di riferimento mentre il mondo corre verso l’Artificial Intelligence. Così l’Hype machine, secondo Aral, “è l’insieme di tre diverse tecnologie: la progettazione e lo sviluppo dei social network, l’intelligenza artificiale e gli smartphone. Questi tre elementi presi insieme determinano in che modo la Hype Machine struttura il nostro mondo” (pag.85, Aral 2020). Originale si presenta anche la Prefazione all’edizione italiana del libro (Guerini, Milano 2020) a firma di Luca Serafini che rilegge la proposta fatta da Aral di utilizzare il termine “Hype machine” per riferirsi all’intero ecosistema di comunicazione creato dai vari social media insieme e spesso in contemporanea. La sua rilettura va ad enfatizzarne gli impatti sul delicato business delle emozioni. Si può pensare in un impatto in positivo, come sottolinea Serafini: “se immaginassimo un sistema in cui ci si emoziona per l’accuratezza delle informazioni, in cui a diventare virali e contagiosi sono contenuti “virtuosi”, il meccanismo ipersocializzante della Hype Machine potrebbe tramutarsi in un valore di valori positivi” (pag.14, Aral, 2020). Potremo rendercene conto presto. Ad esempio una speranza in questa direzione è data dalla possibilità di generare diffusione e condivisione in tutte le parti del mondo sulle azioni necessarie per dare operatività alla sostenibilità.

I lati oscuri di queste tecnologie, sui quali torneremo, sono legati, a nostro avviso, alla nostra sempre più spinta dipendenza da esse, così come emerso l’8 giugno 2021, durante il primo significativo blackout mondiale di internet. Resta inoltre da capire chi e quanto sarà esposto agli attacchi informatici. Meglio un ritorno al Jurassic World? Questo no, ma non abbandoniamoci con slancio cieco e fideistico al nuovo mondo, cerchiamo di fare nostre solo le sue positività.

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