Una prima possibile scontata risposta è che se si riescono ad attivare dei meccanismi di “learning” è più facile diventare “smart”. Fare learning in modo sistematico e voluto è già un atto di “intelligenza”. Forse essere “smart” è più attuale, ma forse non è neanche così. Si iniziò a parlare di “smart organization” già nel 1998 (D. Matheson – J. Matheson, The Smart Organization. Creating Value Through Strategic R&D, Harvard Business School Press, Boston) e J. Pfeffer e R. Sutton ne hanno offerto una preziosa definizione nel loro “The Knowing-Doing Gap. How Smart Companies Turn Knowledge into Action” (Harvard Business School Press, Boston 2000). Il tema quindi non è nuovo, ma sta ricevendo una rinnovata attenzione. Nell’appena editato Special Report della Sloan Management Review (spring 2017) si propongono tre temi di riflessione su “How to Make your Company Smarter”: Paul Shoemaker e P. Tetlock offrono una serie di spunti per “Building a More Intelligent Enterprise”; il secondo tema è dedicato ad individuare gli skills manageriali più importanti per guidare cambiamenti organizzativi più efficaci; da ultimo, un suggerimento per la gestione delle persone e C. M. Pearson indica “The Smart Way to Respond to Negative Emotions at Work”.

Comunque forse è facile sostenerlo, ma il primo atto di intelligenza è cercare di imparare dall’esperienza, sia quando si è rivelata di successo sia quando è stata il risultato di scelte sbagliate. Per capire come attivare momenti di apprendimento può essere utile riscoprire vecchi contributi, tuttora preziosi. Uno fra i molti è sicuramente l’articolo di David Garvin “Building a Learning Organization“, apparso in Harvard Business Review, nel July-August 1993. Chi desiderasse approfondire questo tema oltre al libro di Garvin che sviluppa quell’articolo (Learning in Action, Harvard Business School Press, Boston 2000), può leggere l’antesignano lavoro di Bob Garratt, “The Learning Organization” (Gower, 1987 Aldershot UK) e il lavoro di Chris Argyris e Donald Schon tradotto in italiano con il titolo “Apprendimento organizzativo” (Organization Learning: Theory, Method and Practice, Addison Wesley 1996; pubblicato per A. Guerini & Ass., Milano 1998).

Una cosa è certa, come già suggeriva nel 1992 James Brian Quinn: è necessario mettere molta “intelligenza” in tutte le attività che si svolgono e che si basano sulle competenze, soprattutto se queste attività erogano servizi; solo così si può pensare di creare un’impresa intelligente (cfr. Quinn, L’impresa intelligente. Un paradigma per l’industria fondato sulle competenze e sui servizi, Isedi, collana di General Management, Torino 2002).