Per chi non lo fosse ancora, non restano alternative. La pubblicazione, in questo nostro tormentato 2020, di due volumi sul pensiero Lean: uno di R. Pavanato “The Lean book. Come creare processi efficaci ed efficienti in ogni organizzazione”, l’altro di M. Bonfiglioli – U. Mirani “Lean Digital. La via italiana alla fabbrica 5G”, (Guerini Next) ci ricordano la rilevanza dell’approccio. Questo, un po’ come prometteva la Total Quality, soprattutto qualora si desideri perseguire sensibili, duraturi e continui miglioramenti dei risultati gestionali. Quasi una ricetta che prometteva, semplificando, di ottenere molto facendo poco.

Resta il fatto che, per chi conoscesse poco l’approccio Lean, due sono gli aspetti qualificanti:

1) Focalizzarsi prioritariamente sulle attività/processi dai quali dipende il successo dell’offerta confezionata da un’impresa: quelle attività che vengono da noi individuate come caratterizzanti la value stream; l’insieme di quelle attività qualificanti che portano dalle risorse ai risultati di un business; queste attività in base all’ approccio Lean devono essere mappate (Value Stream Mapping) e poi, se si ha un’impostazione coerente di “cost accounting” (Lean Accounting), evidenziate anche in termini di risorse consumate e quindi di costi di quelle attività;

2) Finalizzare l’intervento di cambiamento all’individuazione e all’eliminazione degli sprechi (in giapponese “muda”).

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Per avvicinarci e aiutarci a capire la portata di questa impostazione, ci hanno accompagnato nel tempo J.P. Womack e D.T. Jones. Sono partiti con una prima serie di riflessioni, destabilizzanti rispetto allo “stato dell’arte”, non solo nel pensiero scientifico occidentale, ma nelle fabbriche americane ed europee. Il loro primo libro fu del 1990. Questi studiosi del Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel loro lavoro: “La macchina che ha cambiato il mondo” (Rizzoli, Milano 1991) per la prima volta sottolinearono i reali vantaggi competitivi dell’automotive giapponese rispetto a quello occidentale. Il loro percorso è poi proseguito con i loro più recenti e rivoluzionari: “Lean Thinking. Come creare valore e bandire gli sprechi” (Guerini, Milano 1997) e “Lean Solutions. La produzione snella incontra il consumo snello” (Guerini, Milano 2005)

Così, i due più recenti volumi della Guerini Next ci aiutano a ricordare l’attualità di questo approccio e ne recuperano anche la sua grande utilità in chiave di attenzione agli impatti ambientali dell’agire di impresa. La riduzione degli sprechi è un passo imprescindibile da fare se si vuole aiutare il pianeta a resistere. E poi l’approccio Lean non è detto che si debba limitare ad applicazioni nell’ambito delle attività/processi che creano valore per il cliente. In quegli ambiti sono molto utili poiché vi è la corretta tendenza, da parte delle imprese, di spendere molto in queste attività. Tuttavia, l’approccio Lean può entrare in tutte le aree anche quelle che sono a supporto del business, così come suggerisce Nicholas Katko nel suo “Lean CFO” (Guerini Next, Milano 2016).

È opportuno avvicinarsi all’approccio Lean poiché il terzo aspetto qualificante nella sua applicazione ed uno dei 7 principi Lean, secondo R. Pavanato (2020) è: il coinvolgimento di tutti.

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay