Sono ormai dodici mesi che dobbiamo gestire le nostre attività in presenza del Covid-19. E una conseguenza è stata quella di diventare “digitali per forza”: lo smart working si è affermato come una modalità lavorativa molto diffusa. C’è chi se ne è occupato come studioso in quanto fenomeno sociologico dirompente. Domenico De Masi, ha analizzato nel suo libro Smart working – La rivoluzione del lavoro intelligente, (Marsilio 2020) l’attuale fase di cambiamento epocale che la crisi del Covid-19 ha scatenato nel mondo, suffragando le sue riflessioni con un’attenta osservazione della realtà e con numerosi dati statistici. Il dato è che le persone che lavoravano in smart working in Italia sono passate da qualche centinaia di migliaia (400-450.000 persone) a più di cinque milioni. Questo passaggio porterà a dover ridisegnare le città, la mobilità e a cercare di capire come verranno impiegate le ore prima passate in viaggio per raggiungere i posti di lavoro. Proprio su questi temi De Masi sottolinea quanto l’Italia, prima della pandemia, “fosse decisamente arretrata rispetto ad altri paesi europei, anche alla luce del fatto che il management italiano è stato colpevolmente contrario alla modernizzazione del lavoro”.

Spiega inoltre De Masi: “È difficile scovare settore per settore, azienda per azienda, ufficio per ufficio quante mansioni possono essere svolte solo in presenza e quante in distanza. Lo smart working riguarda i dirigenti, i funzionari, i quadri e gli impiegati e la percentuale di questi lavoratori intellettuali oscilla notevolmente da settore a settore. Nelle industrie manifatturiere, ad esempio, sono solo il 31%; nei servizi di informazione e comunicazione salgono all’89%; nella produzione di software, consulenza informatica e attività connesse arrivano al 92%; nelle aziende finanziarie e assicurative raggiungono addirittura il 98%”. E se lo smart working diventasse prassi diffusa anche nel post-Covid cosa succederebbe alle relazioni sociali che caratterizzavano il vecchio lavoro in presenza?

Bene, qui la risposta data da De Masi è interessante: riscopriremo le comunità territoriali che gravitano più o meno intorno alle sedi lavorative e che durante la settimana erano state sacrificate ad essere domicilio-dormitorio. Questo fenomeno, in un’Italia da sempre poco propensa alle concentrazioni tipo megacities (città con più di 10 milioni di abitanti), oggi non lo si può ancora notare poiché il virus spaventa, ma nei prossimi anni potrebbe avere effetti profondi: cambiano le relazioni spazio-tempo delle persone. C’è chi si sta chiedendo, in visione prospettico-sociologica, “che ne sarà di noi” e anche chi molto più pragmaticamente si chiede come fare per evitare gli effetti collaterali immediati dello Smart Working: tensione da prestazione invisibile che diventi visibile, torcicollo, irritabilità, stress. Ed ecco che nella letteratura iniziano finalmente ad arrivare utili suggerimenti. Sui problemi derivanti dal confrontarsi con persone stressate e irascibili. In proposito sembra interessante l’articolo a questo link.

Per avere una conferma che nessuno è infallibile e che, sotto pressione, anche a persone valide può succedere di sbagliare si può leggere su Hbr: “Why Talented People Fail Under Pressure” di Sian Beilock (June 2019). Mentre Michelle Bihary ci ricorda: “7 Ways to De-Stress When You Can’t Go Outside,” (in The Tip of the day Hbr 12 febbraio 2021).

“Se ti senti come se tutto ti stesse crollando addosso, prova a introdurre nella tua giornata alcune di queste abitudini semplici e comprovate:
1. Muoviti, muoviti, muoviti. Qualsiasi esercizio è un fantastico antistress.
2. Allena la tua mente.
3. Respira. Pratica la meditazione e gli esercizi di consapevolezza per domare la tua mente.
4. Leggi Riviste. La lettura può aiutarci a distrarci da ciò che sta succedendo all’interno. Inizia documentando ciò per cui sei grato ogni giorno.
5. Ridi. Guarda uno spettacolo divertente, chiama un amico divertente e prova un po’ di gioia.
6. Trova il tuo flusso. Quale attività o compito richiede la tua attenzione più profonda? Concentrati su questa.
7. Ascolta la musica. La ricerca dimostra che ci aiuta a rilassarci.“

Da ultimo la tensione spesso conduce a mal di schiena e torcicollo. Ed ecco che la newsletter dell’ospedale Humanitas ci ricorda quali siano i rimedi per il dolore al collo.

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