Ormai ne siamo convinti. Siamo in una società Liquida, una società “centrata sui consumatori” (guarda il webinar del Prof. Alberto Bubbio “Fare management in una società liquida”). Per fortuna non cambiano le attività che un management efficace deve svolgere, ma purtroppo cambiano, come emerge da alcune nostre osservazioni sul campo, le modalità con le quali svolgerle e gli strumenti da utilizzare.
Così, nello svolgere queste attività è necessario non essere travolti e paralizzati dalla complessità. Questo significa utilizzare, ricercando i massimi benefici, le tecnologie digitali, che possono aiutare a gestire la complessità e non a ridurla (De Toni – Rullani, Uomini 4.0).

Inoltre questo significa non tanto fare, “ma sapere cosa fare”, pensando prima di fare. Si alza il livello tecnico richiesto alla squadra: il problema infatti non è correre ma correre in modo intelligente. Le competenze necessarie sono generalistiche, oltre che specialistiche. Questo è un bel cambiamento. Ne parlavo giorni fa con l’Amministratore Delegato di un’ impresa di mobili per ufficio di design e alto di gamma. Mi diceva: “oggi dobbiamo gestire dei progetti di fornitura a clienti a livello internazionale, che prevedono progettazione, produzione e installazione in loco di quanto concordato. La figura del Project Manager tradizionale, figura che razionalmente e in modo un po’ meccanicistico gestisce il progetto in termini di tempi, costi e qualità, non è più sufficiente. Abbiamo bisogno un Project Manager con una visione “olistica”. Un piccolo imprenditore che gestisce il progetto in tutte le sue sfaccettature, comprese quelle legate alle differenze culturali tra noi e i clienti dei diversi Paesi del mondo”.
Da ultimo è anche necessario essere rapidi ed agili sia nel decidere cosa fare che nel fare le cosa che si è deciso di fare. La rapidità di risposta è fondamentale. È una eredità dell’altre grande tendenza che a livello di macro-ambiente continuerà ancora a caratterizzare la gestione dell’imprese nel secondo decennio di questo millennio: l’ipercompetizione.

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