Il vuoto lasciato da Alberto Alesina il 23 maggio 2020 è duplice: da un lato si è perso un brillante e stimato collega, ancorché macro-economista, e dall’altro si è persa l’occasione di essere ancora stimolati dalle sue idee. Sul primo aspetto c’è ancora competizione. C’è chi vuole il primato dei macro-economisti e chi degli Economisti aziendali. E questa supremazia da dimostrare, in Università Bocconi, è sempre stata occasione di una competizione che, insieme ad altri ingredienti, ha stimolato a raggiungere anche interessanti risultati scientifici.

Ma il maggior impatto della perdita è stato sul piano scientifico. Non solo l’ultimo libro “Austerità” (Rizzoli, Milano 2019), scritto con l’amico Giavazzi e con Favero rappresenta l’ennesima visione originale di una scelta, quella di intraprendere politiche di austerità, vissuta da sempre come un freno e non un possibile aiuto ad una ripresa economica. Qui si offre una visione che, abbinando taglio della spesa pubblica e riduzione della pressione fiscale, porta a risultati positivi. Lo dimostrano l’esperienza di alcuni Paesi europei come il Belgio.

Ma nel tempo i suoi contributi sono stati preziosi. Per me, amante della storia economica e dei grandi pensatori, folgorò il libro “Il liberismo è di sinistra” (Alesina-Giavazzi, Il Saggiatore, Milano, 2007) dove riscoprivo un intelligente recupero delle teorie di Adam Smith. Il messaggio in quel libro era anche forte in termini di rivalutazione dell’importanza della meritocrazia. Forse è anche per questo che la sua carriera accademica si è sviluppata all’Harvard University e non in Italia. Ma non trascurerei di leggere anche altri suoi contributi. Primo fra questi “Goodbye Europa. Cronache di un declino economico e politico” che nel 2006 (Rizzoli, Milano), già sollecitava quegli adeguamenti che soli avrebbero restituito vitalità al vecchio continente e purtroppo non sono stati ancora attuati.

Da ultimo, ci mancheranno i suoi editoriali, quelli scritti da solo o quelli frutto del confronto con Giavazzi. Pubblicati anche sulle prime pagine del Corriere della Sera, dove si suggerivano, criticavano o approvavano alcune mosse dei nostri Governi sul piano economico. Pochi concetti, ma presentati con estrema chiarezza e con un linguaggio non tecnico, facilmente accessibile. Questo è tra i suoi insegnamenti: non è nell’uso di un linguaggio “criptico” che risiede l’intelligenza e l’utilità delle nuove idee.

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