Almeno nelle intenzioni siamo spesso molto bravi. Ma non dobbiamo fare, come spesso ci si attarda a fare, un processo alle intenzioni. Bisogna dire c’è un nuovo Modello economico, quello dell’Economia Integrale. Ed anche qui non basta dire Economia Integrale. Bisogna capire cosa significa realizzare un’ Economia Integrale. Forse proprio il Covid-19 ci può aiutare a capire. Come ci indica anche papa Francesco questa nuova economia è il frutto di un’ecologia integrale che “studia le relazioni tra gli organismi viventi e l’ambiente in cui si sviluppano” (Enciclica Laudato sì, 138) e che cerca di capire cosa stia accadendo alla nostra “casa comune”. Per una corretta comprensione e gestione della casa comune è necessario, come il Covid-19 ci indica, che ci si occupi anche degli impatti sociali ed ambientali dell’agire economico. Il risultato economico è più un mezzo che un fine. È quello che consente alle imprese di generare flussi di risorse finanziarie grazie ai quali dare continuità di azione nel tempo e autonomia decisionale. Così il lockdown può e deve rimanere, da marzo a maggio (inizio fase 2) ed essere superato solo con una sufficiente “sicurezza sanitaria”. In questi mesi c’è stata una conferma: per dare attuazione all’Economia integrale possono essere utili anche dei numeri che aiutino tutti a capire perché realizzarla.

Un primo numero: la crescita infinita è finita. Ce lo evidenzia anche il Fondo Monetario Internazionale. Con la crescita è finita anche la possibilità di conseguire abbastanza facilmente risultati eco-fin importanti (vedi Figura 1).

FIGURA 1

 

Un secondo numero è il tasso di disoccupazione in aumento che si traduce in una percentuale di persone che vivono in condizioni di povertà in costante aumento purtroppo anche in molti Paesi ad economia Sviluppata. Un terzo elemento il surriscaldamento della terra in gradi: la temperatura media negli ultimi venti anni, sta aumentando mediamente di 1,5°-2° ogni 5 anni. (vedi Figura 2).

FIGURA 2

 

Che vantaggio si ha dunque dal trasmigrare da un modello economico “vecchio”, quello capitalista centrato sulla crescita ad ogni costo e con risultati eco-fin soddisfacenti, a quello nuovo “integrale”? In questo nuovo modello il risultato economico si va a combinarsi e a bilanciarsi con i risultati sociali e quelli relativi all’impatto ambientale delle attività svolte. E anche riflettendoci poco, si può scoprire che questo nuovo modello può generare un enorme vantaggio: potrebbe aiutarci a salvare noi e il nostro pianeta. Anzi forse è l’unico modello disponibile. E peraltro ha un aspetto problematico, molti “scienziati” (figura professionale riscoperta grazie al Covid-19) ci ammoniscono: si deve intervenire adesso e nel modo più ampio possibile. Tempus fugit. Come sempre, i numeri sono il modo migliore per rappresentare i fenomeni. Le parole spesso vengono interpretate in modo errato. I numeri inchiodano. E così come il bilancio di esercizio era la metrica che sintetizzava i risultati della “old economy”, la Balanced Scorecard e l’Integrated Report riportano i numeri che contano in modello di Economia Integrale. In particolare, la forma ad oggi più evoluta di numeri organizzati con una logica strategica è quello della “Mappa Strategica” elaborata nell’ambito della Balanced Scorecard, che recependo gli scopi propri di una strategia di sostenibilità diventa Sustainable Balanced Scorecard.

Questo modello di riflessione, utile per dare attuazione alla strategia, nella nuova versione “sostenibile” non fa altro che ricordare un aspetto: i risultati eco-fin (della tradizionale financial perspective), dipendono non solo da come ci vedono i clienti, ma anche tutti gli altri attori-stakeholder che insieme ai clienti “apprezzano lo stile della casa” e determinano la “Reputazione aziendale” (la stakeholder perspective si sostituisce alla prospettiva più limitante della customer perspective). Questi apprezzamenti dipendo da come un impresa svolge i principali processo attraverso il quali confeziona ed eroga la propria offerta (processes perspective). Da qui nascono i costi ed è sull’altare dei costi che spesso si è sacrificato uno svolgersi dei processi dai benefici impatti ambientali e sociali.

Ma la Balanced Scorecard nella quarta ed ultima prospettiva, quella che rappresenta le fondamenta del modello, ci segnala l’aspetto con il quale si può fare la differenza. Ci insegna che per superare i problemi di continuità nella vita d’impresa ci sono due azioni fondamentali: fare “learning”, imparare dalle esperienze per non ripetere errori che nel lungo termine potrebbero diventare esiziali e fare “innovazione” utilizzando in chiave costruttiva la tecnologia. Ebbene Le tecnologie digitali se ci si pensa sono abbastanza “pulite”, poco discriminanti e consentono una rivoluzione sul piano lavorativo molto ecologica e con risvolti sociali positivi: lo smart working.

FIGURA 3

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Foto di Arek Socha da Pixabay