Per quanto accennato nel precedente post è rilevante porsi questa domanda poiché è su questo “nuovo cliente” che bisognerà elaborare i piani di azione relativi ai prossimi anni.Ci sono due aspetti che in proposito sono utili: analizzare cosa era successo dopo l’ultima crisi economica, quella del 2008 (Tsunami su Wall Street-Crisi finanziaria) e come stanno reagendo i cinesi al Coronavirus, loro che sono stati i primi a vivere questa stravolgente esperienza. In merito al primo aspetto possiamo aspettarci che ci siano quasi una conferma e un momento di continuità. Si leggeva, in un articolo di P. Flatters e M. Willmott (Hbr settembre 2009) dal titolo stimolante “Capire il consumatore post-recessione”: i trend dominanti sembravano essere tre. Il primo appariva come domanda di semplicità, meno proposte e una connettività non più 24ore su 24, ma con dei momenti di stacco. Il secondo trend va a colpire la volubilità dei consumi per cui i consumi saranno sempre più selettivi e basati su un “passaparola” on line, ormai molto più esteso ed efficace di quello di una volta. Il terzo ed ultimo trend era e probabilmente riprenderà ad essere una riduzione della spesa voluttuaria. Si assisterà ad una ricerca di acquisti sempre più concreti. In particolare questo è un aspetto che emerge anche dagli acquisti dei cinesi post-coronavirus.

Ma dopo ci sarà un fatto che diventerà fondamentale: la casa, dove siamo stati costretti a mo’ di “arresti domiciliari”, diventerà oggetto di particolari attenzioni e di miglioramenti. L’idea sarà: se si dovesse ripetere un periodo di reclusione forzato non mi faccio cogliere impreparato, avrò un ambiente confortevole. La casa tornerà al centro delle attenzioni. Così sempre in merito al secondo aspetto, ci dà una mano Mckinsey, con una ricerca sul territorio cinese (2.500 persone) per cercare di cogliere qualche indicazione anche prospettica (“Cautiosly optimistic: Chinese consumer behavior post-Covid 19). Aldilà dell’ottimismo che emerge anche dal titolo (in due-tre mesi si tornerà quasi alla normalità). Per cui si arriva ad affermare, per 8 categorie di consumer goods (trucco, cura della pelle, snack, pulizia della casa, cura della persona, cibo fresco, cura del bambino e prodotti alcolici): “Sia marchi cinesi che quelli multinazionali hanno risposto efficacemente alla crisi e in molti casi hanno dimostrato di essere pronti a pianificare una “nuova normalità”. La situazione di isolamento ha poi spinto verso maggiori acquisti online, ma questo non continuerà nel post-crisi (esempio abbigliamento).

Da ultimo, se l’ottimismo può starci, sarà però molto diversa la situazione per gli effetti diversi che questa crisi ha nei diversi settori (si pensi al settore dei servizi per le persone, dai caffè ai parrucchieri) e anche per la durata che avrà la crisi: i fatturati persi in queste settimane dalle aziende che erogano servizi alle persone sono purtroppo persi quasi per sempre. Anche se, con un po’ di creatività, qualche falla si può ridurre od anche otturare: “non puoi venire in negozio, vengo io da te con un set di prodotti, che ti guido online ad utilizzare”. Certo se è difficile dire quando ci sarà un progressivo ritorno alla normalità, noi questa volta dobbiamo farci trovare preparati, ognuno per il suo.

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