Per fortuna ci sono diversi tipi di contagio. Un contagio che ci piacerebbe avesse una diffusione rapidissima è il contagio delle idee. Ci si sta progressivamente convincendo che alcune idee siano facilmente condivisibili, evidenziate soprattutto dai fatti del Covid-19. Tra queste, sette ci sembrano più evidenti e rilevanti:

1. Misurare i fenomeni è sicuramente utile, ma è necessario trovare le misure corrette; siamo stati travolti da numeri che messi insieme non consentivano di capire; ancora oggi il numero delle persone in terapia intensiva e delle persone decedute ci danno dei valori assoluti di difficile interpretazione;

l’idea: i numeri sono utili per capire e gestire qualsiasi situazione, ma devono essere significativi, espressione di un fenomeno della sua negatività o dei suoi andamenti;

2. Gli scienziati da Kyoto in poi ci stavano avvertendo: a livello ambientale: siamo vicini ad un punto di non ritorno; con il Coronavirus abbiamo ricevuto un altro segnale;

l’idea: speriamo che non ci sia bisogno di altri “segnali forti” da quella che Papa Francesco chiama la “Casa Comune”; l’economia circolare ci aspetta;

3. Tutte le “crisi” sono diverse: questa è atipica perché alcuni mercati hanno collassato (ad es. i servizi alle persone), hanno rallentato e adesso ristagnano (ad es. le attività di piccola manutenzione della casa), altri sono in crescita (ad es. alimentare) ed altri ancora in forte crescita (ad es. le piattaforme come Microsoft Teams e Zoom);

l’idea: prepararsi alla prossima crisi è difficile, mentre è certo che ci sarà; non si sa di che tipo sarà l’evento che verrà ancora una volta indicato come un “cigno nero”, l’altamente improbabile che diventa probabile;

4. Quello che il Covid-19 ha in comune con precedenti crisi è che il sistema economico nel suo complesso, imprese e consumatori, sarà caratterizzato da un drenaggio di liquidità tanto più grave quanto più si prolungherà nel tempo la crisi;

l’idea: la rilevanza del tempo per qualsiasi fenomeno economico-finanziario;

5. L’impresa diventerà sempre più virtuale; digitalizzati più per forza che per convinzione;

l’idea: nasce e si rafforza un nuovo tipo di organizzazione del lavoro;

6. Dalle situazioni di crisi si esce più in fretta se c’è unità di comando, rappresentato da una persona o da un Team-Comitato; meglio poi se la catena di comando è corta; le Task force sono in Staff ed è meglio se non sono troppo numerose sia nel loro numero che nella loro composizione;

l’idea: è soprattutto in periodo di crisi che servono leader;

7. Le aziende, ma anche le persone, devono essere “fast” nel capire, nel decidere e nell’agire di conseguenza; tutto ciò che rappresenta un fattore di rallentamento oltre che poco utile è anche “ritardante” e quindi in contraddizione con i tempi;

l’idea: più che la “resilienza”, può la “rapidità”.

Su queste ultime idee, vi invito a riflettere. Le idee certe volte sono valide e c’è anche la buona volontà di attuarle, ma poi la burocrazia rovina tutto. Si pensi al decreto “Salva Italia”. Sembrava un buon inizio, ma poi il contributo di 600€ alle partite Iva è arrivato solo in parte, la Cassa Integrazione è partita a macchie di leopardo e i finanziamenti alle imprese hanno dovuto fare i conti con i tempi e le prassi di buona parte del nostro sistema bancario. La burocrazia in Italia riesce anche ad essere “bloccante”. Soprattutto sul piano dell’azione: per poter fare, dalla start-up all’immissione di liquidità per salvataggio, servono una pletora di documenti ed autorizzazioni.

Un’ultima riflessione, il problema più grosso dell’Italia rispetto alla Germania non è il fatto di partire dopo con la Fase 2, ma sta nell’unità di Comando, che richiede anche la voglia di assumersi la responsabilità di sbagliare, abbinata ad una elevata rapidità di decisione-azione.

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Foto di Colin Behrens da Pixabay