Mi sta venendo un terribile dubbio. Vedendo quello che non si fa oggi e che invece ci sarebbero i tempi e l’urgenza di fare, arrivo a pensare che forse non lo si voglia fare. Tutti dicono di aver capito cosa non funziona nel nostro Paese, ma poi non fanno nulla per cambiare la situazione. Forse gli va bene così. Forse hanno capito che le quattro macro-variabili “frenanti” sono tra loro correlate e quindi o si interviene su tutte e quattro insieme o diversamente queste si sostengono e si rafforzano reciprocamente: quando si crede di aver ottenuto dei successi con una di queste variabili, ci si accorge, dopo poco, che questi successi sono come le vittorie di Pirro nelle guerre puniche romane del 280 a. c.: solo vittorie parziali. Le quattro macro-variabili alle quali è opportuno riferirsi sono: corruzione, burocrazia, evasione fiscale e malavita organizzata (che trova la sue massime espressioni in efficaci organizzazioni: mafia, ‘ndrangheta e camorra).

Il problema è profondo e radicato: si deve incidere su tutte e quattro le variabili, poiché è difficile capire quali siano le cause e quali gli effetti; sono quattro variabili fra loro strettamente correlate. Comunque, se fosse per me muoverei dall’evasione fiscale, poiché fra le altre cose la sua esistenza “massiccia” è espressione di una dichiarazione di impotenza e di non volontà dello Stato di intervenire in maniera drastica: evadere deve diventare un reato con pesanti pene detentive (reati contro il popolo italiano – terrorismo) e si deve costringere tutti ad emettere fatture o scontrini fiscali, magari dando l’opportunità di deduzioni in sede di dichiarazione dei redditi.
Così facendo, si toglierebbe “ossigeno” alla malavita e si restituirebbe “propellente pulito” all’economia emersa. Certo, si deve stare attenti poiché la malavita in ristrettezze economiche, come ha già dimostrato, diventerebbe pericolosa e ben prima di essere estromessa da molti giochi azionerebbe la leva “corruzione” a tutti i livelli. Ne abbiamo splendidi esempi con i politici dei Paesi diversi dal nostro, dove l’industria più importante per il Pil è quella che produce e commercia droga.
Qualcuno aveva colto queste connessioni e aveva iniziato a smantellarle. Ma non ce l’ha fatta a completare l’opera, è stato eliminato o messo nelle condizioni di non “importunare”.

Forse delle quattro variabili indicate la “burocrazia” è apparentemente meno pericolosa. Ma non è così. Ostacola, allunga i tempi e alla fine riesce ad uscirne sempre vincente, risultando insostituibile. Lo dimostrano i primi provvedimenti per reagire a questa pandemia che ci sono stati: finanziamenti e cassa integrazione, ma purtroppo non arrivavano mai o arrivano dopo. O addirittura per qualche misterioso inghippo non sono arrivati a chi li doveva ricevere, mentre sono arrivati a chi forse non doveva riceverli. Comunque la “burocrazia” è solo apparentemente quella più facile sulla quale intervenire. Un giorno smantello e il giorno dopo riformulo; un giorno bypasso le norme, ma non le elimino, le tengo e il giorno dopo ritorno ad applicarle. Questa sarà la strada prediletta dai nostri politici che potranno dire: “Avete visto, oggi in tante occasioni abbiamo superato le vecchie logiche burocratiche. Abbiamo imparato dalla realizzazione del nuovo ponte di Genova!”. Ma per fare con continuità qualcosa come a Genova e poter dire che effettivamente queste cose si possono fare anche in Italia, bisogna smantellare norme (codici degli appalti) e richieste di autorizzazioni che tengono in piedi uffici interi della Pubblica Amministrazione. Al giusto grido “tengo famiglia” saranno i burocrati i primi ad impedire di smantellare l’ardito e imponente castello.

E pensare che qualcuno, qualche tempo fa, aveva scritto: è venuto “Il tempo delle scelte” (prof. Romano Prodi) e anche in quel caso si suggeriva di manovrare delle leve. Oggi bisognerebbe titolare quel libro “Sta passando il tempo delle scelte”. E se passa questo tempo e non si interviene su tutte e quattro le variabili, il nostro Paese non solo potrebbe non crescere più, ma potrebbe anche implodere.
Molte di queste idee sono nate leggendo il collega e amico Giulio Sapelli. In particolare, c’è un suo libro che può aiutare ad interpretare le difficoltà del nostro Paese. Il titolo è termine intrigante: “Cleptocrazia” (A. Guerini, Milano 2016), che deriva da kleptein, in greco “rubare”, e kratos, che sempre in greco significa “potere”; dal loro combinarsi otteniamo: “governo dei ladri” . Questo per evidenziare che il meccanismo perverso, secondo lui, era dovuto alla corruzione e alle commistioni tra economia e politica. Alcuni esempi nel nostro Paese sono talmente noti a tutti che è inutile citarli, basta richiamarli. Vengono subito in mente. Inoltre, è interessante notare, e poi lo si può anche condividere che è il “clientelismo” l’anticamera della corruzione. Meno segreto ed occulto è un “virus” pericoloso, che può degenerare. Insomma in Italia il Covid-19, non è la cosa più pericolosa che dobbiamo combattere. Abbiamo alcuni “freni a mano” azionati, che ci impediscono di ripartire con una crescita a livello degli altri Paesi dell’Unione Europea: purtroppo tempus fugit!

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Foto di John Hain da Pixabay