Il legame lessicale evidente che esiste tra i due termini “form-azione” ed “azione” si traduce anche in un legame casuale, ma non lineare (vedi Figura 1).
Nella vita di ognuno di noi si arriva all’azione dopo periodi più o meno prolungati di Formazione. Una formazione a livello iniziale di base che poi tende a diventare o di “cultura generale” o tecnica. Si arriva così agli studi universitari. E qui la scelta formazione tecnica-formazione generale è ancora il frutto del sapiente mixarsi di materie delle due tipologie. Si arriva infine, entrando in azienda, all’esigenza di una formazione manageriale, che non sempre viene compiutamente proposta agli studenti, neanche a quelli di economia o di ingegneria gestionale. Così proliferano e convivono nel nostro territorio una pluralità di Business School, più o meno efficaci nell’alzare il “livello tecnico medio” della squadra in un confronto sempre più internazionale. È una delle conseguenze della globalizzazione. È ovvio che, in proposito, la domanda potenziale è ancora elevata, mentre quella reale legata al tempo dedicato dalle persone alla formazione si è inchiodata: la scusa è “non ho il tempo per farla”.

Per fortuna c’è lo stimolo dall’ambiente nel quale operiamo, che talvolta ci dà uno stimolo specifico, molto forte che ci induce a non fermarci ai livelli culturali raggiunti. È l’evidenza empirica di risultati ottenuti non soddisfacenti o di difficoltà incontrate o di soluzioni che ci appaiono desuete che ci induce a tornare ad investire nella nostra formazione.

Figura 1 – Il circuito formazione-azione

Presentazione standard1

La percezione della necessità di continuare a “studiare” nasce dal prendere consapevolezza che se si vogliono ottenere risultati diversi da quelli sin a quel punto ottenuti, si devono trovare nuove idee o affinare le tecniche già applicate. Si deve diventare un po’ artisti. L’artista sa che la sua “creatività” è fondamentale, ma sa anche che senza “tecnica” non si va molto lontani.
Ma si continua a “studiare” anche per curiosità. Ecco perché anche un recente articolo di Harvard Business Review Italia (I grandi benefici della curiosità, ottobre 2018) sottolinea quanto sia importante avere in azienda persone curiose e stimolarle a continuare a praticare questa loro curiosità, creando anche le condizioni per soddisfarla.

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