Ciò che può aiutarci a superare i problemi ormai evidenti, derivanti dalle Diversità e dalle conseguenti difficoltà di inclusione, è spesso legato ad un banale concetto: quello del Rispetto dell’altro, chiunque esso sia e qualunque siano i suoi tratti caratterizzanti. Se si riesce ad assumere una simile posizione tutto diventa più facile: dall’accettazione delle diversità all’inclusione delle persone “diverse”. Anche su questo tema papa Francesco ci ha dato precisi spunti di riflessione:

“È bene suscitare un’arte di vivere insieme in semplicità, benevolenza, fraternità, come pure educare alla cultura del rispetto e dell’incontro, l’unica capace di costruire un futuro all’altezza dell’ideale dell’uomo”. (Città del Vaticano, 06 aprile, 2018 – ACI Stampa).

La cultura del Rispetto è uno delle variabili determinanti per molti dei comportamenti che le persone hanno dentro e fuori l’impresa. Se si coglie questo rilevante ruolo si può arrivare anche a comprendere il motivo per il quale sempre più autori suggeriscono quanto la presenza in azienda di Diversità sia un fenomeno “arricchente”. Questo, ad esempio, è quanto viene messo in evidenza in una ricerca Mckinsey (Diversity Matter) che ha poi portato a presentare in “How diversity helps companies succeed“, un’ ulteriore serie di riflessioni:

“Alcuni settori ottengono risultati migliori sulla diversità etnica e razziale e altri sulla diversità di genere, ma nessun settore o azienda è nel quartile più alto in entrambe le dimensioni. Le prestazioni diseguali delle aziende nello stesso settore e paese suggeriscono che la diversità di genere, razziale ed etnica sono fattori di differenziazione competitivi: le aziende più diversificate attirano talenti migliori e migliorano il loro processo decisionale, l’orientamento al cliente e la soddisfazione dei dipendenti. La diversità di background, età, orientamento sessuale ed esperienza lavorativa probabilmente conferisce anche un certo livello di vantaggio competitivo”.

Un tema di assoluta centralità, dove la nostra cultura cattolica è sicuramente un fattore facilitante, ma dove anche alcune posizioni legate al “comune senso del pudore” e conseguenti pregiudizi risultano invece ostacolanti. L’aprirsi del mondo verso la globalizzazione ci costringe a prepararci per affrontare qualsiasi tipo di “diversità”. Una volta erano solo le differenze culturali. In proposito ricordo il libro di Geert Hofstede – Daniel Bollinger: “Internazionalità. Le differenze culturali nel management”, pubblicato dall’editore A. Guerini (1989) nella collana Network e curato nell’edizione italiana dal filosofo Fulvio Carmagnola. Oggi vi è molto di più a cui pensare. Ma molto di questo. molto si basa sulla Cultura del Rispetto dell’altro.

Così, dopodomani 1 luglio c’è un’occasione per confrontarsi con Maria Cristina Bombelli ed Emanuele Serrelli, autori di un libro dedicato a quest’aspetto culturale. È stato infatti organizzato con l’editore Guerini un webinar (17:00-18:00), grazie al quale cercare di capire meglio le mille implicazioni positive di una cultura del Rispetto, e questo non solo per gestire le diversità.

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