È Gary Pisano che denuncia questa dura verità sulle pagine di Harvard Business Review (January-February 2019): l’innovazione non è e non può essere solo creatività, ma deve anche essere “disciplina”; deve esserci la capacità di rispettare alcune regole da parte dell’anima creativa, per consentire alle organizzazioni di valorizzare quanto sviluppato e proposto.
Ad un’attenta riflessione forse quest’articolo ci può aiutare a capire come mai noi italiani siamo spesso dei geniali inventori, ma non siamo altrettanto bravi nell'”industrializzare” le invenzioni e farle divenire, trasformare in innovazioni.
I risultati della ricerca presentata da Pisano evidenziano che, se da un lato, le culture propense all’innovazione sono caratterizzate da una elevata tolleranza per il fallimento e dalla volontà di sperimentare, dall’altra, gli atteggiamenti positivi, supportivi e collaborativi di questa cultura, devono essere controbilanciati da alcuni comportamenti più duri: un’intolleranza per l’incompetenza, una disciplina rigorosa, un candore e una trasparenza brutali nel valutare i risultati dell’innovazione, un alto livello di responsabilità individuale e una forte leadership.

Conclude l’autore: se le tensioni create da questo paradosso, creatività versus disciplina, non vengono gestite con attenzione, i tentativi di creare in azienda una cultura innovativa falliranno.

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