La maniacalità tutta americana di fare classifiche su qualsiasi cosa non trascura neanche gli articoli di management. Così, elaborano classifiche anche alcune delle autorevoli Riviste che seguiamo con Manage-Mind. Di solito gli elenchi presentano le Top Ten. A loro piace il dieci, multiplo del “batti cinque”. L’Harvard Business Review, propone, tra gli articoli Top Ten delle ricerche pubblicate nel 2021, i seguenti tre articoli:

Who Is Driving the Great Resignation?
Research: What Do People Need to Perform at a High Level?
The Psychology Behind Meeting Overload

Con la pandemia, il digitale non sta cambiando solo il mondo, sta cambiando il modo di lavorare. E la Sloan Management Review, con la sua anima tecnologica (è la rivista dell’MIT – Massachusetts Institute of Technology di Boston), segnala tra i suoi articoli Top Ten tre temi:

The Future of Team Leadership Is Multimodal
The Future of Work Is Through Workforce Ecosystems
10 Things Your Corporate Culture Needs to Get Right

Mentre McKinsey propone una serie di classifiche sia per gli articoli di strategia e Marketing sia per i video più visti sia infine per i Report del loro centro di Ricerca più popolari. La selezione è effettuata dal Mckinsey Global Institute. I primi tre Report, i cui titoli ne evocano in modo chiaro i contenuti, sono i seguenti:

The future of work after COVID-19
The consumer demand recovery and lasting effects of COVID-19
What’s next for consumers, workers, and companies in the post-COVID-19 recovery

Come si può notare i due temi che hanno predominato sono gli impatti delle tecnologie digitali e quelli della pandemia. Dal loro combinarsi nascono le nuove patologie da gestire: ad esempio, cosa significa gestire in un ambiente altamente digitalizzato per chi lavora in smart working, in team e in più deve riuscire a svolgere un ruolo di leadership. Oltre a tutti i suggerimenti di “buon senso” che si possono cogliere nei vari contributi, i più interessanti sono quelli relativi al ruolo della leadership. Così per non uscire dall’ambito del “buon senso”, dato che il PC distanzia fisicamente le persone, il leader deve essere il più coinvolgente possibile. Deve chiedere a tutti i partecipanti all’incontro online di tenere aperte le webcam, problemi di connessione a parte. Se c’è un distanziamento fisico, bisogna evitare anche quello visivo. Il leader di una riunione così come avveniva “in presenza” deve avere un odg preciso, ma deve metterci molto più impegno e passione per coinvolgere le persone che dovrebbero essere “connesse”. Non si devono dimenticare alcuni insegnamenti della programmazione neurolinguistica: non si comunica solo con le parole, ma con le espressioni del volto e la postura. Inoltre bisogna usare molto più di prima i messaggi multimediali al fine di mantenere alta l’attenzione dei partecipanti ai meeting digitali.

Per il leader nell’era digitale la competenza non solo è rilevante come prima, ma lo è di più. La diretta “online” è come una telefonata o rispondi e sai cosa rispondere o la perdi, si disconnettono. Ma se competenza e passione sono due caratteristiche imprescindibili di un leader anche nel dopo 20-20, la sua capacità non solo di adattarsi al cambiamento, ma di essere un anticipatore dello stesso è esiziale. Per anticipare il cambiamento, così come suggerisce il “learning double loop” di Chris Argyris, bisogna guardare in modo continuo all’ambiente esterno, nei suoi tratti generali (ricordarsi della metodologia PESTEL) e particolari (i competitor e una loro S.C.I.A-Strategic Competitive Intelligence Analysis). Per trovare spunti sulla leadership allineati con quanto suggerito si veda questo link. L’ICBS è uno degli Istituti che a livello internazionale è dedicato allo studio dei problemi di gestione delle Small Business, così come da tempo lo è in Italia la Rivista “Piccola impresa/ Small Business”, nata da un’intuizione di Isa Marchini e che grazie alla sua perseveranza è arrivata sino a noi. Oggi è editorialmente seguita dai docenti dell’Università Carlo Bo di Urbino. Nel nostro Blog, questi temi non hanno ricevuto, almeno in apparenza, adeguato spazio. Così nel corso del nuovo anno, presteremo attenzione anche ad alcune tematiche coniugate con riferimento alle Pmi e particolarmente critiche date le peculiarità gestionali di tali imprese. Ciò posto, senza voler sminuire quanto spesso viene ricordato come fondamentale, ci piace sottolineare quello che siamo arrivati a condividere con qualche collega: alcuni principi di management altro non sono che il frutto di molto “buon senso”. Per fortuna qualcuno ogni tanto ce lo ricorda, per indurci a riflettere al di là degli strumenti e delle tecniche.

Buon 2022!

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