È quello che mi è capitato con la Theory of Constraints (TOC). Grazie ad una serie di incontri con l’ing. Claudio Vettor autorevole esponente della scuola TOC in Italia, ho avuto la possibilità di riprendere alcuni degli aspetti indicati sinteticamente in un precedente post del 5/03/2017 (Leggi post).

Ho scoperto una serie di libri anche su esperienze italiane che hanno dato seguito ai principi indicati da Goldratt già nel suo primo libro, la pietra miliare: The Goal. Questo lavoro è stato tradotto in italiano nel 2005 per il Sole 24 ore Libri, ma non ha avuto lo stesso successo riscontrato nelle realtà di altri Paesi. Forse la forma di presentazione dei concetti, stile romanzo, da noi non è piaciuta quanto in altri contesti.

Ma a parte questo aspetto folcloristico l’intera produzione di Goldratt merita un’attenta considerazione. La teoria ha un’idea centrale: quella di intervenire più sui vincoli o su quelli che in una sequenza di attività rappresentano le aree di debolezza, piuttosto che insistere per migliorare le attività che costituiscono dei punti di forza. I vincoli sono quelli che se non vengono superati, possono compromettere l’efficace raggiungimento degli obiettivi desiderati. È una teoria che molti sportivi applicano quando cercano di migliorare quelli che rappresentano nella loro performance sportiva un “constraints”, un freno pericoloso. Questa teoria ha dei punti di contatto, ad esempio, con l’idea della “managerial accounting” di valorizzazione del fattore scarso: in situazioni di capacità produttiva limitata i prodotti economicamente più convenienti sono quelli che meglio valorizzano il fattore limitante.
Credo che sia sufficiente riflettere su questi aspetti per capire i motivi per i quali questa teoria si è sviluppata ed è stata completata, anche con il contributo di numerosi studiosi, da alcuni strumenti a supporto delle azioni per una sua efficace applicazione.
Fra questi ricordo la Drum Buffer Rope che aiuta ad eccellere attraverso il controllo dei fattori critici di successo e la Throughput accounting, una contabilità per la determinazione dei costi di prodotto che utilizza come base di imputazione i tempi di attraversamento a livello di ciclo produttivo. In tal modo viene a costare di più il prodotto con i più ampi tempi di attraversamento. Il consumo del tempo in stabilimento è in tal caso il fattore limitante, il “constraints”
Per la TOC e i suoi strumenti ci sono state poi alcune positive contaminazioni: non mancano concetti tratti da Deming (uno dei tre grandi studiosi che hanno costruito le teorie della Total Quality) e ispirazioni da Peter Senge con la scuola MIT del pensiero sistemico.

Chi desiderasse approfondire alcuni aspetti di questa teoria o rimanere aggiornato sulle sue evoluzioni può iscriversi gratuitamente alla Newsletter Theory of Constraints e dintorni, rivolgendosi direttamente al collega Ing. Claudio Vetttor. Può essere anche di utile consultazione il suo libro Oltre ogni aspettativa di successo (Franco Angeli, Milano 2008). Temo che di questa teoria molti, anche il sottoscritto, se ne siano dimenticati per fin troppo tempo.

Alberto Bubbio

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