Nella letteratura dedicata al managing yourself il lavoro “Troppo intelligenti per essere felici” di Jeanne Siaud-Facchin entra con forza e a ragione. Aiuta a interrogarsi su se stessi e a darsi delle risposte sulle situazioni di vita lavorativa e non, che ognuno di noi può rileggere considerando le peculiarità di quelli da Lei definiti i “plusdotati”.
Si può cercare di capire quanto si sia distanti o vicini ai tratti dei plusdotati delineati dalla psicologa francese. Si può così scoprire che non essere tra questi non solo non è un punto di debolezza, ma può anche essere, soprattutto in certi mestieri, un punto di forza e comunque dovrebbe essere una fonte di felicità. Nel libro non ci sono ricette o questionari in base ai quali fare verifiche su se stessi del proprio QI (quoziente di intelligenza) o del proprio QE (Quoziente di intelligenza emotiva), ma vengono delineati i tratti caratterizzanti le persone che spesso si afferma hanno “un’intelligenza al di sopra della media”. Tra le caratteristiche salienti alcune diversità: “nel modo di pensare, nella struttura del ragionamento, nei processi di riflessione, nello sguardo lucido sul mondo…ma anche (e forse soprattutto nei battiti del cuore, nella sensibilità esacerbata da ogni sguardo o mormorio, nella dinamica che trasforma un’inezia in un cataclisma emotivo”. (pag.7- Troppo intelligenti per essere felici-Rizzoli Libri, Milano 2016)
Insomma queste persone coniugano un’iperattività cerebrale con un’ipersensibilità emotiva. Per ognuno di noi ascoltarsi e interpretarsi può essere un momento costruttivo.