“Tu vuò fa’ l’innovatore, innovatore ma…”

Renato Carosone, nel jurassico, pressappoco cantava così

Per capire se e quanto ognuno di noi possa essere innovatore, dopo le autorevoli indicazioni di Clayton Christensen in “Il Dna dell’innovatore”, di cui è disponibile sia un articolo su HBR sia due libri (Il dilemma dell’innovatore e Il dilemma dell’innovatore: la soluzione, Ed. Franco Angeli) possiamo, anche divertendoci, utilizzare un test per un self-assesment (clic qui) dove ci viene proposto di valutare se noi si sia più challenger, explorer o maker.

È stimolante riflettere su quello che potrà essere il nostro ruolo in un modo che richiederà sempre più innovazione e in particolare, come ci ricorda sempre Clayton Christensen, un’ innovazione che dovrà cercare di essere Disruptive. Dove per tentare di semplificare al massimo l’idea si può dire: Disruptive Innovation è quell’innovazione che riesce a mettere a disposizione di molti ciò che prima era di pochi. Sono esempi di Disruptive Innovation in pratica oltre ad Apple, anche Ikea e non solo Google e Facebook.
Sembra facile fare innovazione, ma l’innovazione che “lascia il segno” non è solo di prodotto o di processo, è qualcosa in più che spesso si avvale di competenze e nuove tecnologie.

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