Si tratta di capire quali azioni si ritiene opportuno intraprendere nel 2019 per esserci anche nel 2020 e per non compromettere i risultati che si desidera conseguire da quell’anno in avanti. Sono cinque le azioni imprescindibili, da inserire in agenda nel 2019:

1. Digitalizzare l’azienda

Non si possono più dilazionare investimenti per rendere l’azienda più intelligente e più rapida a parità di numero di persone impiegate; le soluzioni digitali “nobilitano” la persona; gli si toglie il lavoro sporco e finalmente avranno il tempo per il lavoro “qualificante” (ad esempio analisi ed interpretazione dei dati); possibile che sia tanto difficile cogliere i vantaggi del digitale?; si pensi, banalmente, a come è cambiata la nostra vita con Word quando si tratta di battere una lettera, che oggi è anche poi diventata una mail; quanto tempo che veniva sprecato a controllare e correggere gli errori; tempo risparmiato e qualità guadagnata sono già due aspetti positivi; ma si consideri il ruolo del digitale anche nell’archiviazione dei documenti e nella facilità di un loro recupero; può essere opportuno quindi, darsi una digital strategy, considerando almeno due aspetti: a) come e con che tempi “digitalizzo” tutte le attività che caratterizzano il Business Model della mia impresa; b) come valorizzo il digitale per la comunicazione verso l’esterno, verso i clienti; le imprese che per prime realizzano una loro digitalizzazione acquisiranno un vantaggio competitivo difendibile quanto più i concorrenti sono su questo tema “dormienti”.

2. Investire per creare una squadra

Gli anni dell’ “one man organization” (in veneto “faso tuto mi”) appartengono al jurassico, quando si pensava che fosse possibile questa pratica; così si sono perse delle grandi opportunità di crescita o la crescita è stata molto faticosa, in quanto incentrata solo sulle spalle di una persona, di solito l’imprenditore; ma oggi che la crescita è molto più difficile da realizzare, ci vuole il contributo di una serie di collaboratori, con i quali “fare squadra”; Marchionne, in Fiat, da solo non ne avrebbe cambiato la sorte fallimentare; per quanto bravo e per quanto abbia lavorato su un arco temporale di medio-lungo termine (dal 2004 al 2018) non avrebbe mai raggiunto i risultati raggiunti anche con la creazione di FCA; la forza del team è qualcosa di superiore rispetto alla sommatoria della forza dei singoli componenti la squadra; lo sport ci offre esempi continui della rilevanza di quest’aspetto.

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3. Curare il livello tecnico della squadra

Non può essere lasciato al caso e alla disponibilità di tempo delle persone: il fatto di trovare, per i membri della squadra, il tempo per pensare e per acquisire nuove conoscenze da trasformare in competenze aziendali, è imprescindibile; nell’attuale contesto fa parte dell’attività lavorativa; grazie al web i mezzi per sostituire la tradizionale giornata di formazione ci sono: webinar e materiali didattici facilmente acquisibili e fruibili sono lì che ci aspettano (vedi Manage-Mind).

4. Preoccuparsi di notorietà e reputazione dell’azienda

Quello che fa grande un’azienda non è il fatturato che viene realizzato, ma la notorietà del nome dell’azienda e la sua reputazione; quante volte mi è capitato di trovare aziende con fatturati contenuti rispetto al nome che avevano e, viceversa, aziende con fatturati anche sopra i 500 milioni/1 miliardo, conosciute solo dagli attori del comparto in cui operavano. Nell’attuale contesto competitivo, molto più trasparente e con potenzialità comunicative esaltate alla massima potenza, notorietà e reputazione saranno il reale elemento per dare continuità nel tempo all’azienda stessa.

5. Curare l’autofinanziamento

Curare l’autofinanziamento non vuol dire fare più fatturato, ma significa a parità di fatturato avere più margine. come più volte sottolineato, il mito del fatturato fa parte della tradizione jurassica, quando fare i grandi volumi era facile, ma non è più così. Spesso un aumento del fatturato significa maggiore complessità (ad esempio frazionamento degli ordini, clienti difficili da gestire) e maggiore complessità significa dover sostenere maggiori costi; si vanifica così lo sforzo di incrementare il fatturato; molto più sano e costruttivo per generare nuova cassa potenziale è l’aumento del margine; il margine in termini percentuali (contribution ratio), dato dalla differenza tra prezzi di vendita e costi delle merci vendute sul prezzo di vendita, è alla base dell’equilibrio eco-fin di un’impresa; puntando sui prodotti a maggior contribution ratio o salvaguardando (non abbasso i prezzi di vendita o acquistando la merce a dei prezzi di acquisto più competitivi) la marginalità dei prodotti che realizzano i maggiori fatturati si manovra il mix; l’autofinanziamento migliora e con esso la possibilità di chiudere il cerchio con gli investi menti in digitale, possibile fonte di nuova marginalità.

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